DARIO FO

 

Quando ho avuto l'invito ad organizzare la mostra dei miei lavori di teatro e di  pittura a Cesenatico [1998] ho pensato che sarebbe stato molto bello, proprio un gesto di affetto verso questa cittadina di mare, così radicata nella mia memoria, riproporre qualcosa che si era perduto. ... è nata l'idea di contattare i maestri dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna, in particolare il suo direttore.
E così ho conosciuto Vittorio D'Augusta e i suoi allievi.
Quando abbiamo proposto quest'idea D'Augusta ha chiesto che gli mostrassi alcuni miei disegni.

La sua scelta cadde sulle tavole a colori del "Johan Padan a la descovérta de le Americhe ", un libro che racconta la storia di una specie di Ruzzante, che, suo malgrado, si ritrova costretto a partecipare a uno dei viaggi di Colombo alla scoperta del nuovo mondo.

[Si tratta del frutto di una ricerca sulla vita di alcuni naufraghi europei nei primi anni del 1500. Attraverso testimonianze dell'epoca, Fo racconta, in una lingua antica reinventata, della resistenza degli indiani del Mississippi all'invasione europea. Queste lotte cinquecentesche saranno all'origine dell'invincibile difesa dei Seminole, i nativi americani che non si arresero mai. Si tratta della scoperta di un'epopea censurata dai libri di storia.] 

D'Augusta ne ha scelte un certo numero e le ha presentate ai suoi allievi, ragazze e ragazzi...

Tra gli entusiasti del lavoro, una decina, dal principio alla fine hanno dipinto, inventato sviluppato i disegni trasportandoli su grandi tele di circa tre metri di altezza, cioè dell'antica misura delle vele.

Per realizzare questi sviluppi è stato adottato il metodo della proiezione... Naturalmente erano importanti l'interpretazione e la creatività che ognuno sapeva produrre.

Infatti il direttore incitava ogni suo allievo a liberarsi dallo schema originale e a lasciarsi trasportare dalla più libera interpretazione.

La tecnica era risaputa ma ognuno ci ha messo visivamente del suo.

Spesso mi sono fatto coinvolgere dal loro slancio e mi sono ritrovato a dipingere a mia volta muovendo lunghi pennelli sulle tele.

Il discorso era come presentare poi questi lavori... Prima di tutto si è cercato e trovato una donna che ha cucito le tele alla maniera delle vecchie vele-parasole.

Poi al fondo e alla cima si sono inseriti dei lunghi bastoni che fungevano da randa e quindi tutte le tele dipinte sono state portate sulla spiaggia nello spazio libero...

Questa sfilata di vele ha sortito un grande effetto, un vero e proprio spettacolo di magia...

Quando sono stato sulla spiaggia ho notato che la gente era incantata, proprio presa, il gioco, una specie di aquilone continuo creato dalle vele mosse dal vento, li eccitava.

Una delle cose più importanti - e io l'ho imparato a Brera - è la fortuna di poter lavorare, specie all'inizio, in gruppo, perché il lavoro collettivo sviluppa conoscenze, nuove emozioni e soprattutto evita il rischio di ritrovarsi disancorati dalla realtà e dal sociale: cioè un pittore che rischia di dipingere attorno al proprio ombelico, fuori dal proprio tempo e dal mondo attuale.

E allora io credo che l'aver dipinto insieme queste tende abbia lasciato un segno in tutti noi, il piacere di aver offerto alla gente che stava sul litorale non solo lo sventolio delle vele ma anche l'agitarsi e lo sventolare delle idee.

(Testi tratti da "Sventolio di vele, sventolio di idee". Intervista a Dario Fo" di Maria Zani, in cat. "Le tende al mare di Dario Fo", a cura di C. Ceredi, O. Piraccini, M. Zani, con un testo di V. D'Augusta, Cesenatico 1998)