Alle "radici" delle tele dipinte
di Orlando Piraccini

Una scena animata

Cesenatico ha buoni trascorsi come "luogo d'arte". Qui, nell'immediato dopoguerra, fiorisce e si riproduce per alcune stagioni uno dei più titolati concorsi nazionali di pittura. Tra il 1952 ed il'56, un posto al sole sulla riviera romagnola viene riservato a stelle nascenti del firmamento artistico italiano: da Pompilio Mandelli a Giuseppe De Gregorio, da Riccardo Licata a Piero Ruggeri, da Vasco Bendini a Sergio Saroni e via premiando da parte di giurie "di alto profilo intellettuale", con scrittori (Marino Moretti e Giuseppe Rai mondi), pittori (Carlo Carrà, Virgilio Guidi, Roberto Melli), critici e studiosi d'arte ("Momi" Arcangeli, Umbro Apollonio, Luigi Carluccio).

Ancora mostre e ancora premi a Cesenatico nel corso degli anni Sessanta. Tiene banco il "Cassiano Fenati", bandito dalla Banca Popolare di Cesena. Una vera e propria "palestra" di giovani e talora giovanissimi pittori di Romagna e delle regioni limitrofe. Ancora Raimondi, ancora Arcangeli, e con loro, di volta in volta, Raffaele De Grada, Alberto Sughi, Domenico Purificato, tra i vari commissari, riuniti a Cesenatico alla ricerca di creativi "emergenti" da consegnare alle cronache dell'arte. Una galleria, intanto, il "Bragozzo", allestita all'interno del locale Palazzo del Turismo, si va affermando come punto d'approdo per noti navigatori degli oceani pittorici. Qui sono ospiti di Cesenatico diversi artisti dell'ambiente milanese, da Banchieri a Ceretti, da Cappelli a Guerreschi, ma espongono anche Treccani, Guttuso, Cassinari, Morlotti, Vespignani, Zigaina e, tra i tanti, quel Tono Zancanaro che della città balneare è frequentatore abituale.

Dalla "stagione dei premi" e dal "Bragozzo" si giunge fino ai nostri giorni con un bagaglio via via sempre più consistente di memorie artistiche, ma anche di "belle opere", comprese quelle derivate dalle più recenti rassegne (come "Mare scritto, mare dipinto", sul rapporto tra parola e immagine). Del consistente patrimonio d'arte cesenaticense, che sarà prossimamente ordinato in una apposita sede museale, fanno parte anche esemplari legati all'attuale cielo delle cosiddette "Tende al mare". Le quali "tende", dunque, prima ancora che nella spiaggia delle mostre estive, affondano le proprie radici in una storia non ordinaria di turismo balneare, animata anzi - come si è sopra succintamente riferito - da una scena artistica e culturale insolitamente vivace se considerata alla dimensione di una realtà sostanzialmente vacanziera.

FO, atto primo

Elementi caratterizzanti dell'arredo balneare nel "tempo che fu", tipici ripari dal sole ad uso prevalentemente familiare, le tende fanno la loro ricomparsa sulla costa di Cesenatico, tra Grattacielo e Grand Hotel, nell'estate del 1998, nel contesto della mostra dedicata a Dario Fo e a Franca Rame: un'esposizione antologica sulla carriera dei due attori, ma largamente illustrativa di Fo pittore e disegnatore dagli esordi all'Accademia di Brera a Milano ai giorni nostri.

D'altra parte, voleva fare il pittore Dario Fo. L’ha scritto, l'ha ripetuto più volte il celebre attore, spiegando di aver comunque avuto una grande fortuna: quella di essere arrivato al teatro trami- te l'educazione artistica e l'architettura. le prime prove risalgono agli inizi degli anni Quaranta (nel'42 disegna e colora un Autoritratto). In accademia il giovane Fo ha come buon maestro Carpi. A Milano conosce de Chirico, ha scambi con Carrà, Morlotti, Peverelli, Cavaliere, Brindisi. Nel '45, presenta alla sua "personale" d'esordio (alla Galleria Permanente di Bergamo), una serie di paesaggi, ma anche alcuni ritratti assai prossimi al gusto realista lombardo. Ascolta gli echi della lezione picassiana, è stilisticamente contiguo a Bruno Cassinari nelle opere dei primi anni Cinquanta, appena prima dell'abbandono della pittura allorché Fo sceglie di dedicarsi al teatro. Un abbandono non definitivo, però. Già a partire dal dopo-Canzonissima, nella fase di preparazione di Isabella, tre caravelle e un cacciaballe, Fo riprende pennelli, colori, inchiostri. Da questo momento l'artista della parola e l'artista dell'immagine incominciano a sovrapporsi. Sceneggiature, regie, cartelloni, tutto quanto fa spettacolo viene accompagnato da di- segni, schizzi, abbozzi, fondali, ornati, costumi, maschere dipinte.

Intuite anche in questo caso come opere di contesto per la grande rappresentazione della mostra di Cesenatico, prima ancora che come una vera e propria mostra a cielo aperto, le "tende" vengono dipinte da Dario Fo nel breve volgere di alcuni mesi, tra la primavera e l'estate,' con l'aiuto dei giovani allievi dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna. Sui grandi teli, l'attore in parte reinventa alcuni motivi, personaggi, scene del Johan Padan a la descovérta de le Americhe, il monologo sulla resistenza degli indiani d'America all'invasione europea, proposto per la prima volta a Trento nel dicembre 1991 e realizzato in vista dell'Expò di Siviglia del '92.

Immaginari ma veri

"Alberi da spiaggia" è il tema sviluppato da Tinin Mantegazza per l'edizione seconda delle "Tende al mare".

Come Fo anche Mantegazza è "di casa" a Cesenatico. Come Fo, anche Mantegazza è pittore "di traverso" rispetto all'attività abituale legata al mondo dello spettacolo e della comunicazione. E come Fo, anche Mantegazza inventa e realizza un grande fondale, una quinta alberata, questa volta, per una rappresentazione mimica di personaggi locali che con le singole specie vegetali sono in qualche modo identificate.

Come Fo anche Mantegazza esegue il lavoro all'impronta, in un arco di tempo brevissimo, con il solo aiuto di un giovane artista d'origine albanese ma attivo da tempo a Cesenatico, Skender Balaj.

Gli "alberi" di Mantegazza spuntano comunque al culmine di un percorso creativo iniziato a Milano negli anni dell'immediato dopoguerra. Anni di intese, di relazioni, di sodalizi, con Romagnoni, Guerreschi, Ceretti, di sperimentazioni e tentativi. Memorabile la fondazione, nel '59, di una piccola galleria, "La Muffola", dove accanto a giovani pittori, disegnatori, ceramisti, si esibiscono coetanei attori e cantanti, da Giorgio Gaber a Enzo Jannacci, da Paolo Poli a Maria Monti, da Bruno Lauzi a Cochi e Renato. Siamo verso il 1962 allorché Mantegazza inizia un nuovo tragitto creativo nel mondo del teatro d'animazione intrecciando tra loro esperienze multiple in campo giornalistico e televisivo. La pittura di- viene a questo punto una sorta di rifugio dell'anima, un terminale di pulsioni dapprima ancora venate d'esistenzialismo e d'intimismo e poi - come ha riconosciuto Antonello Negri - nella direzione di un'arte politica e, più oltre, uno strumento di sintesi della persistente vocazione popolare - per dirla con Giorgio Seveso - del "fare" arte da parte di Mantegazza. L’artista dipinge una realtà inventata, immaginaria, inesistente, ma è come se fosse vera. Come per gli "Alberi da spiaggia", appunto.

Da Tono e per Tono

Tono Zancanaro è scomparso da quindici anni, ma per Cesenatico è memoria viva. Della sua presenza nel paese, dai primi anni Sessanta in poi, rimangono tracce importanti, amicizie, sodalizi, una considerazione profonda, ma special- mente opere anche di grande portata come nel caso della decorazione murale, purtroppo oggi alquanto deteriorata, eseguita all'interno dell'ex Lanternino.

E’ noto che dall'ambiente locale l'artista ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi principali cicli figurativi. Ed è proprio a questi soggetti che hanno specialmente guardato gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna - ancora guidati, come già per l'aiuto prestato a Dario Fo, da Vittorio D'Augusta - approntando i grandi dipinti per le "Tende al mare" dell'edizione 2000.

Quello di Tono è dunque un ritorno alla "sua" Cesenatico, ma anche un rientro nella "sua" Accademia: quella di Ravenna, appunto, dove dal 1970 al'77 era stato insegnante di incisione, contribuendo validamente al rilancio ed al potenziamento dell'antica istituzione artistica.

Oggi, dalla scuola alla spiaggia, ventiquattro "tende" riflettono l'immagine di Tono maestro d'arte e di vita.