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Dario Fo nasce a Sangiano,
un paesino del Lago Maggiore in provincia di Varese, il 24 marzo 1926.
Completano i suoi dati anagrafici il padre Felice, di fede socialista,
capostazione e attore in una compagnia amatoriale, la madre Pina Rota, donna
di grande fantasia e talento (negli anni '70 pubblicherà un libro sulla
storia del suo paese e della sua vita: "Il paese delle rane" edito
da Einaudi), il fratello Fulvio e la sorella Bianca, oltre al un nonno
materno. Il nonno, agricoltore, girava vendendo verdura con un grande carro
trainato da un cavallo e, per attirare i clienti, raccontava favole
grottesche nelle quali inseriva la cronaca dei fatti avvenuti nel paese e
nelle zone limitrofe. Questa attività di giornale satirico parlato gli era
valso il soprannome di "Bristin" (seme di peperone). Così Dario
apprende, seduto sul grande carro al fianco del nonno, i rudimenti del ritmo
narrativo. L’infanzia di Fo si svolge fra i traslochi di paese in paese,
al seguito dei trasferimenti che la Direzione delle Ferrovie impone al
padre. Luoghi diversi, ma un medesimo ambiente culturale, dove il ragazzo
cresce alla scuola della narratività non ufficiale, appassionandosi,
ascoltatore infaticabile dei maestri soffiatori di vetro e dei pescatori del
lago che nelle osterie, nel porto e nelle piazze del paese racconta- vano
favole paradossali e grottesche, della tradizione orale dei
"fabulatori", dove già affiorava una pungente satira politica.
Nel 1940 è a Milano
(pendolare da Luino) per studiare all'Accademia di Brera. E’al tempo degli
studi accademici che risalgono le prime prove del Fo pittore, la
frequentazione degli ambienti artistici milanesi ed i legami d'amicizia con
Emilio Tadini, Alik Cavaliere, Cassinari, Vittorini, Morlotti, Treccani,
Crepax ed i rapporti con de Chirico, Carrà, Peverelli e Brindisi. In
seguito (dopo la guerra) si iscrive ad Architettura al Politecnico, ma
interrompe gli studi a pochi esami dalla laurea.
Durante la guerra, alla
fine del conflitto, Dario, richiamato sotto le armi nella Repubblica di Salò,
riesce a fuggire e trascorre gli ultimi mesi prima della liberazione
nascosto in uno sgabuzzino di un sottotetto. Dopo la liberazione Dario
riprende gli studi all'Accademia di Brera a Milano, sempre facendo il
pendolare dal Lago Maggiore e frequenta contemporaneamente la facoltà di
Architettura del Politecnico. Negli anni 1945-51 si dedica alla scenografia
e alla decorazione teatrale. Comincia a improvvisare monologhi. Si
trasferisce con la famiglia a Milano. Per il giovane Fo è un periodo di
furibonde letture, in cui Gramsci e Marx si alternano con i romanzieri
americani; con le prime traduzioni di Brecht, Majakovskij, Lorca. In quel
dopoguerra esplode una vera e propria rivoluzione teatrale, soprattutto
grazie alla nascita dei "Piccoli Teatri" che sviluppano fortemente
l'idea di "scena nazional popolare". Fo è coinvolto da
quell'effervescenza e si dimostra un insaziabile spettatore teatrale.
Durante gli studi di
Architettura, Dario lavora come decoratore e aiuto architetto, ma inizia a
intrattener re gli amici con racconti fantastici che si rifanno a quelli dei
fabulatori popolari ascoltati nelle osterie sul lago.
Nell'estate del 1950 Dario
si presenta a Franco Parenti che si entusiasma per la storia in chiave
satirica di Caino e Abele. Parenti, entusiasta, invita Fo a far parte della
sua Compagnia. Dario inizia così a recitare nella rivista estiva diretta da
Parenti. Al 1951 risale il suo incontro con Franca Rame, che sposa nel 1954.
Da questo momento Franca, sarà la principale collaboratrice e interprete
dei testi di Fo.
Dal 1958, in compagnia
appunto con la moglie, ha scritto, diretto e interpretato una serie di
spettacoli nei quali fonde paradosso, comicità clownesca e satira politica.
Dal 1968 si è dedicato ad
un teatro che, recuperando tradizioni popolari e rifiutando i circuiti
teatrali ufficiali, ha approfondito l'impegno politico, cercando una
difficile sintesi tra militanza ed espressione artistica, mentre nelle opere
più recenti prevale la nota farsesca. Esemplari il recupero della
tradizione giullaresca nel monologo "Mistero buffo"
(nell'attuazione del quale Fo ha inventato, tramite la mescolanza di più
dialetti settentrionali, una nuova lingua teatrale, il grammelot) e la
rielaborazione dell'opera del Ruzzante. Nel 1997 è stato insignito del
Premio Nobel per la Letteratura.
Dario Fo oltre che attore e
autore delle sue opere (di cui a volte compone anche le musiche) è anche
regista, scenografo e costumista.
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