Dario Fo
a cura di Patrizia Bonfiglioli

Dario Fo nasce a Sangiano, un paesino del Lago Maggiore in provincia di Varese, il 24 marzo 1926. Completano i suoi dati anagrafici il padre Felice, di fede socialista, capostazione e attore in una compagnia amatoriale, la madre Pina Rota, donna di grande fantasia e talento (negli anni '70 pubblicherà un libro sulla storia del suo paese e della sua vita: "Il paese delle rane" edito da Einaudi), il fratello Fulvio e la sorella Bianca, oltre al un nonno materno. Il nonno, agricoltore, girava vendendo verdura con un grande carro trainato da un cavallo e, per attirare i clienti, raccontava favole grottesche nelle quali inseriva la cronaca dei fatti avvenuti nel paese e nelle zone limitrofe. Questa attività di giornale satirico parlato gli era valso il soprannome di "Bristin" (seme di peperone). Così Dario apprende, seduto sul grande carro al fianco del nonno, i rudimenti del ritmo narrativo. L’infanzia di Fo si svolge fra i traslochi di paese in paese, al seguito dei trasferimenti che la Direzione delle Ferrovie impone al padre. Luoghi diversi, ma un medesimo ambiente culturale, dove il ragazzo cresce alla scuola della narratività non ufficiale, appassionandosi, ascoltatore infaticabile dei maestri soffiatori di vetro e dei pescatori del lago che nelle osterie, nel porto e nelle piazze del paese racconta- vano favole paradossali e grottesche, della tradizione orale dei "fabulatori", dove già affiorava una pungente satira politica.

Nel 1940 è a Milano (pendolare da Luino) per studiare all'Accademia di Brera. E’al tempo degli studi accademici che risalgono le prime prove del Fo pittore, la frequentazione degli ambienti artistici milanesi ed i legami d'amicizia con Emilio Tadini, Alik Cavaliere, Cassinari, Vittorini, Morlotti, Treccani, Crepax ed i rapporti con de Chirico, Carrà, Peverelli e Brindisi. In seguito (dopo la guerra) si iscrive ad Architettura al Politecnico, ma interrompe gli studi a pochi esami dalla laurea.

Durante la guerra, alla fine del conflitto, Dario, richiamato sotto le armi nella Repubblica di Salò, riesce a fuggire e trascorre gli ultimi mesi prima della liberazione nascosto in uno sgabuzzino di un sottotetto. Dopo la liberazione Dario riprende gli studi all'Accademia di Brera a Milano, sempre facendo il pendolare dal Lago Maggiore e frequenta contemporaneamente la facoltà di Architettura del Politecnico. Negli anni 1945-51 si dedica alla scenografia e alla decorazione teatrale. Comincia a improvvisare monologhi. Si trasferisce con la famiglia a Milano. Per il giovane Fo è un periodo di furibonde letture, in cui Gramsci e Marx si alternano con i romanzieri americani; con le prime traduzioni di Brecht, Majakovskij, Lorca. In quel dopoguerra esplode una vera e propria rivoluzione teatrale, soprattutto grazie alla nascita dei "Piccoli Teatri" che sviluppano fortemente l'idea di "scena nazional popolare". Fo è coinvolto da quell'effervescenza e si dimostra un insaziabile spettatore teatrale.

Durante gli studi di Architettura, Dario lavora come decoratore e aiuto architetto, ma inizia a intrattener re gli amici con racconti fantastici che si rifanno a quelli dei fabulatori popolari ascoltati nelle osterie sul lago.

Nell'estate del 1950 Dario si presenta a Franco Parenti che si entusiasma per la storia in chiave satirica di Caino e Abele. Parenti, entusiasta, invita Fo a far parte della sua Compagnia. Dario inizia così a recitare nella rivista estiva diretta da Parenti. Al 1951 risale il suo incontro con Franca Rame, che sposa nel 1954. Da questo momento Franca, sarà la principale collaboratrice e interprete dei testi di Fo.

Dal 1958, in compagnia appunto con la moglie, ha scritto, diretto e interpretato una serie di spettacoli nei quali fonde paradosso, comicità clownesca e satira politica.

Dal 1968 si è dedicato ad un teatro che, recuperando tradizioni popolari e rifiutando i circuiti teatrali ufficiali, ha approfondito l'impegno politico, cercando una difficile sintesi tra militanza ed espressione artistica, mentre nelle opere più recenti prevale la nota farsesca. Esemplari il recupero della tradizione giullaresca nel monologo "Mistero buffo" (nell'attuazione del quale Fo ha inventato, tramite la mescolanza di più dialetti settentrionali, una nuova lingua teatrale, il grammelot) e la rielaborazione dell'opera del Ruzzante. Nel 1997 è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura.

Dario Fo oltre che attore e autore delle sue opere (di cui a volte compone anche le musiche) è anche regista, scenografo e costumista.