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TONO
ZANCANARO
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Akreidea
istoria
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... Con l'ultima fatica... - dice Tono - sono approdato a un concetto
solare della vita, un canto musicale della giovinezza, sotto l'ala
dellafavolosa leggenda di Padova, fondata da Antenore, eroe frigio e gran domatore di cavalli".
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Levana
Terminata
la guerra c'è anche in Tono l'ansia di ricostruzione, di
riconciliazione con la realtà, di ricomposizione dell'umano; e in
Levana, figura di donna amata da Tono e, insieme, mito ricuperato dal
Satyricon di Petronio, ecco la riscoperta dell'animafemminile, della
donna e dell'amore come sorgenti non inquinate di rinnovamento, di
restituzione di valori, di speranza e certezza di vita. Tono definisce
Levana la sua "prima sintesi eros-donna". Fin dal 1935 aveva
preso l'abitudine di dedicare più o meno segretamente i disegni a
donne che assumevano via via importanza nella sua vita affettiva.
Ne scriveva il nome qua e là, sui muri, nel fumo che si alzava nel
cielo, sulle insegne: Volga
(Olga), Bruna, Tania, Luisa, Serena. Ma, con Levana, nella
rappresentazione del femminile Tono va oltre l'individuazione del
personaggio per immergersi, tramite la rivisitazione classica ed
ellenistica, nella
contemplazione del femminile sempre più come abbandono panico al di là
del tempo e del luogo, come mito rigenerante e ristoratore ritrovato.
Da Levana discenderanno Brunalba e Brunanotte e tutte le figure
femminili, Selinuntee e Maselinuntee, Circi, Flore, Poppee, Enriche,
Foscariane, Aelle.
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Gibbo
e Gibboncina
"
... C'è da dire due parole, finalmente, sulla 'italianità' del Gibbo
e del Gibbonismo, che è come dire della casalinga qualità del
fascismo (fenomeno europeo e mondiale, va da sé, e tuttavia ... )
come era tipicamente teutonica la grinta del gorilla nazista, e come
altre grinte naziste - come il sanguinario neo toro di cartone -
potrebbero richiamare echi gibboneschi (il vario gangsterismo d'oltre
oceano pare essere una miniera più tetra e generosa della stessa
nazista), e tuttavia l'aria, la grinta e il quintalone sbrodoloso del
Gibbo aveva ed è il calore, e vestito, che l'italietta patriottarda e
filistea gli ha messo su, a nostro scorno, in tanti anni di savoiarda
e orbopoietica aspirazione alla nazione 'che fa paura al mondo!'
Quel certo amore per le parolone, per il gesto gagliardo, gli occhi
semprefissi in quelli del nemico... E Dio con lui! Gibbo, il Gibbone
che vede, sente e pensa con le spalle; il Gibbone della cronaca del
ventennio è una perla tipicamente nostrana".
(Tono Zancanaro in
"Gibbo" edito da Neri Pozza con testo critico di
Raffaele De Grada, Chiariva, 1971) |
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Leopardiana
"Ed
è la summa della femminilità, dell'essere donna in tutti i tempi e
al di là del tempo stesso nel privilegio di giovinezza eterna. Questi
grandi occhi, queste pupille assetate sono spalancate sul mondo, sulla
realtà del tempo presente, qualunque esso sia.
Questi sguardi hanno saputo, assieme alla malinconia, alla dolcezza e
alla strenua volontà d'esistere nonostante tutto del Leopardi, dare
una voce nuova al dolore cui la maestria di Tono ha saputo dare
un'immagine.
Questa è la verità che si fa ricerca stessa dell'artista, il suo
'navigare' in
'questo mare' che non è solo prerogativa leopardiana, bensì diventa
condizione esistenziale dell'artista e dell'uomo che rende gli occhi
delle sue narrazioni i suoi stessi occhi attraverso i quali si immerge
negli altri.
Dalla bellezza Dionisiaca dei carusi siciliani, l'occhio di Tono
aspira, attraverso la donna, alla bellezza apollinea per svelare il
magico segreto della vita, del tempo e della morte".
(Nicoletta
Scalabrin in Artisti Italiani del Novecento a Cesenatico / Tono
Zancanaro/ "Per una Galleria Comunale d'Arte Moderna"; a
cura di 0. Piraccini; testi e schede di M. Corradirà, M. Gaddi, D.
Gnola, O. Piraccini, N. Scalabrin, G. Segato, A. Sibffla, R. Zavatta.
Grafis, Bologna, 1997). |
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Selinuntea
istoria di Tono
"...
E l'approfondirsi dell'incontro trovò le sue tappe nello 'studio' del
Museo Selinunteo di Palermo e nei successivi viaggi (quanti? tanto
numerosi da non ricordarti singolarmente, da poter dire di essere
anch'io figlio di questa terra). Siracusa, Palazzolo Akreide,
Acireale, Noto, Agrigento, e poi soprattutto Selinunte, più cara a
mefra tutti gli altri luoghi. E ovunque Carusi e gente di mare nel cui
vivo rapporto scoprivo giorno per giorno la matrice umana
dell'autentica arte selinuntea... Capii che qui la gente 'pesca' tanto
più in là dei propri anni e affonda radici profonde in epoche di
certezze antiche. In questo ho, così, scavato con lavoro incessante e
difficile, percorrendo questa terra in tutte le direzioni possibili,
'interrogando' la gente per ritrovare in me stesso la misura più
giusta di artista. Per questa via ho potuto capire il segreto più
profondo della vita: ritrovare l'esistenza che c'è dentro ciascuno di noi"
Autotono per l'antologica di Palermo, 1974 |
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Eros Selinunteo
"Il
mare siciliano da quello di Capo
d'Orlando, che già mi aveva dato i suoi 'carusi', a quello di
Selinunte con le sue prestigiose "rovine" e sculture.
All'opposto di ciò che hannofatto e che purtroppo continuano afare
tanti artisti siciliani, efra le personalità piùforti dell'arte
italiana, che, si può dire, scappano dalla Sicilia per andare a
Milano o a Roma, e farsi integrare dalla cultura e dal costume della
nordica 'borghesia',con
questa personale intendo fare l'opposta operazione: da buon artista
del Nord: 'sentirmi e vivere da siciliano in Sicilia'.
E considero una delle carte più importanti nel rapporto concreto
soprattutto con Palermo, ed il suo mondo artistico, con la
Sicilia in realtà.
Operazione per più versi azzardata? E perché non credere in un nuovo
umanesimo che pure per le nostre generazioni ci deve e può essere?
La sua natura, la sua storia prodigiosa, la sua umanità, fra le più
vive e comunicative che io abbia incontrato, fanno della Sicilia una
pagina fondamentale della mia qualità di artista e di uomo di cultura
del Nord.
Circa due secoli fa del resto, un certo tedesco autore di un libretto
che va sotto il nome di Faust, non ha scritto e detto che per capire
l'Italia e gli italiani bisogna cominciare dalla Sicilia?".
Autotono
per la mostra di Palermo, 1968
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