Annamaria
Trevisan è una pittrice che ha fatto della sua arte un mestiere e di un
mestiere la sua scelta di vita, che campa d'arte e che sull'arte elabora
continuamente ricerca e progettualità.
Ad entrare nel suo studio e scorrere le opere che in esso
sono contenute, le foto, gli articoli, le recensioni delle sue mostre, i
ricordi lasciati da altri artisti, da amici del teatro e del giornalismo,
sembra di respirare l'atmosfera creativa e sperimentalista di un cantiere
rinascimentale: nel senso che esso è pieno delle prove e delle indagini di
un'operatività in continuo divenire, per cui nemmeno una "natura morta con
fiori" può rimanere solo e soltanto ciò che rappresenta. Anche nella
raffigurazione di un semplice mazzo di iris si può scorgere l'attuazione, la
messa in opera di un'idea originale e diversa che, in una tela posata lì
accanto, sta trovando una sua forma evolutiva. Insomma, allineate sul
pavimento o appese alle alte pareti è possibile leggere, come tra le pagine
di una biografia, il processo sequenziale che, di quell'idea, significa,
indica, esplora l'evoluzione, di quel problema, la soluzione.
La manualità forte e sicura che ha saputo appropriarsi delle
tecniche pittoriche più varie, ha reso il lavoro della Trevisan variegato ed
estremamente sapiente, sofisticato, permeabile anche alle istanze delle
recentissime soluzioni di linguaggi artistici contemporanei; ha permesso
alla pittrice di crescere seguendo il proprio istinto creativo lungo
percorsi anche i più disparati, contando su una sicurezza del fare
assolutamente di gran classe: è così che partendo dalla semplice (si fa per
dire) costruzione di copie d'autori antichi specialmente rinascimentali -la
sua pittura ha potuto risolversi in un progressivo alleggerimento e
smaterializzazione delle figure e delle forme, lasciando che la costruzione
pittorica di avvalesse solo di segni druna gestualità impetuosa e, nello
stesso tempo, perfettamente calibrata ed essenziale.
Lopera che nasce da questo procedimento è e rimane
sostanzialmente figurativa, ma risulta perfettamente leggibile soltanto dopo
un percorso ottico non convenzionalmente assegnato alla lettura di un'opera
figurativa. Susanna e i Vecchioni, la Vergine col Bambino, la
coppia di amanti Venere e Marte, si trasformano in gesto dalla
modernità quasi minimalista e in forme così primarie da indurre chi guarda a
compiere un percorso non sempre semplicissimo, prima di giungere alla
comprensione globale ed esauriente del dipinto.
Ma questa operazione di rivivere e trasformare l'arte
tradizionale è solamente una parte dell'impegno della pittrice. Uno degli
altri, è rappresentato dalla produzione di ritratti, anche questi lontani da
una visione tradizionale che il genere, nei secoli, ha sempre richiesto:
l'aderenza al soggetto, la capacità di esprimere negli atteggiamenti, se non
più negli abiti, uno "status" che, se ai giorni nostri non è più certamente
sociale, è atto ancora oggi a dimostrare la personalità e, in qualche modo,
la statura della persona rappresentata. Ebbene, anche nei ritratti Annamaria
Trevisan riesce (i tradurre con un numero misuratissimo di segni ciò che
riproduce la qualità caratteriale più significativa della persona che le sta
davanti. Si tratti della figlia Eva -uno dei soggetti più felici e reitarati
della sua produzione di un amico o di un committente, il pennello della
Trevisan riesce a trarre con straordinaria immediatezza l'essenza di quanto
appartiene al ritrattato.
Una terza ma non ultima attività della pittrice è costituita
dai dipinti a soggetto sacro, opere che le hanno procurato ampie
soddisfazioni e che costituiscono, anche per la loro inusuale e non facile
realizzazione, un'esperienza piuttosto interessante.
Non si tratta, infatti, soltanto di intense Madonne o,
comunque tele di piccole e medie dimensioni, di quelle che un tempo potevano
ornare altaroli privati o pale d'altare in oratori gentilizi, ma anche di
affreschi di grande estensione o "teleri" da collocarsi negli ampi spazi di
una chiesa.
Il cimentarsi in tante forme diverse appartiene,
evidentemente, alla curiosità inesausta, all'entusiasmo, a un temperamento
volitivo e voglioso di esplorare sempre nuove esperienze, inclusa quella di
lavorare sopra un ponteggio a dieci metri da terra, preparando intonaco,
ideando cartoni e dipingendo affreschi.
GIOVANNA GROSSATO