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CAMPOSAMPIERO
La struttura urbana di Camposampiero rivela ancora la sua
origine fortificata. Documentato a partire dal 1036 come feudo dei Tiso,
che assunsero poi il titolo di conti di Camposampiero, la cittadina fu
successivamente governata dalla potente famiglia dei Camposampiero che le
dettero il nome.
Tra le quattro famiglie
più potenti della Marca, con gli Estensi, i da Camino e i da Romano, i
Camposampiero furono sempre fedeli al partito guelfo, accomunandosi in
questo al Comune di Padova e anteponendosi alla politica di Ezzelino.
Il castello, difeso da un
terrapieno e da un fossato, il Vandura, nel 1150 viene fortificato dai
padovani con opere di muratura e
riesce a resistere agli Scaligeri fino al 1310, quando viene espugnato e
depredato. Da questa data, fino al 1337, esso rimane agli Scaligeri fino
al 1340 quando passa ai Carraresi che lo potenziano per farlo diventare,
assieme ai presidi di Stigliano e Mirano,
piazzaforte del sistema difensivo contro i Veneziani .
Nel XVII secolo la
cittadella possedeva ancora alcune torri, mura e cinque porte; ma dalla
fine del Seicento inizia la demolizione della città munita
che durerà fino alla metà dell’Ottocento, in epoca napoleonica.
In questo periodo Camposampiero diviene una vice-prefettura con una vasta
giurisdizione.
La statale funge da asse
di attraversamento dell’abitato, a fianco del canale Vandura e al centro
del paese di trovano la parrocchiale di S.Pietro, in diocesi di
Treviso, di fronte alla quale sorge la parrocchiale della circoscrizione
vescovile di Padova dedicata a S. Marco e al cui interno, nelle
cappelle a destra e a sinistra, rimangono alcuni affreschi
attribuiti a Girolamo del Santo. Sempre nel centro si innalza la torre
dell’Orologio, una delle due superstiti del castello medievale,
subito dopo la quale si apre piazza della Vittoria che, unita a piazza
Castello sulla quale prospetta il Municipio, sovrastato dall’altra torre
medievale.
A sinistra del Municipio
si trova il collegio Antoniano delle Missioni estere, accanto al quale vi
è la chiesetta dei S.S. Giovanni e Antonio (ricostruita nel
‘900) che racchiude la celletta in cui
si narra che S.Antonio ebbe la visione del Bambino. A sinistra del
piccolo altare si trova una tavola con l’immagine del Santo opera
di Andrea da Murano firmata e datata 1486 con.
Di qui, un viale alberato
conduce al santuario del Noce, eretto nel 1432 presso l’albero in
cui il Santo predicava , più volte rimaneggiato. All’interno vi si
trovano affreschi con i Miracoli di S. Antonio e martiri francescani,
attribuiti a Girolamo del Santo. Nell’abside una pala con la Predica
di S. Antonio di Bonifacio Veronese.
Altri
edifici notevoli della città sono Villa Chinaglia, Villa dal
Poz, Villa Campello e Villa
Querini.
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